giovedì 19 aprile 2018

[Spotlight] "Il soldato di Bangkok" di Federico T. De Nardi

Insolito doppio post questo giovedì e dopo il fangirlamento di questa mattina che è stato totalmente inaspettato, veniamo alla segnalazione che avrebbe dovuto fare da unica protagonista oggi. 

Restiamo in tema di thriller come i prossimi due libri che leggerò e parliamo de Il soldato di Bangkok di Federico T. De Nardi, che vi avevo già segnalato per Betty Suicide.

Anche questa volta ringrazio Maria Ester Nichele, curatrice di Ombre Gialle, per averlo portato alla mia attenzione.


Titolo libro: Il soldato di Bangkok
Autore del libro: Federico T. De Nardi
Genere: Giallo, Noir, Thriller
Anno di pubblicazione: 2018
Formato: ebook
Categoria: Narrativa Italiana
Link: Amazon - Feltrinelli

Il titolo del nuovo romanzo di Federico T. De Nardi, “Il soldato di Bangkok”, pubblicato da Libromania  allude alla protagonista, una donna soldato che assomiglia al soldato Jane, anche se la vedremo in mimetica solo all'inizio,  e poi in tacchi a spillo e borse firmate. Questa donna soldato si chiama Anastasija Kalashnikova e fa parte di un progetto più ampio dell'autore, che sta vedendo la luce un po' alla volta (il primo romanzo è uscito con Crimeline e si intitola Betty Suicide): metà russa e metà cecena, Anastasija ha avuto un severo addestramento militare con le Spetsnatz russe nel Mar Baltico e ha ottenuto brevetti di specializzazione utili al suo lavoro. E' una spia con licenza di uccidere fa i lavori sporchi sui quali nessuno vuole lasciare la firma. Non ha coperture ufficiali con i servizi segreti russi, anche se è seguita da un responsabile del GRU.

L’avventura inizia a Bangkok, come indica anche il titolo, Bangkok però, come nelle migliori storie di spionaggio internazionali, è solo l’antipasto perché, dopo la premessa orientale (Anastasija deve far fuggire Txaro la basca da una prigione) va a Barcellona, alle prese con una missione adrenalinica che consiste nell’eliminazione di un certo numero di terroristi fondamentalisti dormienti che si controllano a vicenda per prevenire che qualcuno di loro venga ucciso o arrestato o decida di fuggire perché sono custodi di una enorme somma di denaro che presto impiegheranno per portare la Jihad a livelli mai visti in Occidente.

Anastasija a Barcellona si fa aiutare dalla basca che ha fatto fuggire dal carcere thailandese e dai suoi compagni: sono loro infatti a sapere dove si trovano i terroristi colpevoli di quell’assassinio. 

Nella città catalana la storia si complica, perché si mette in mezzo Josè Delgado, agente segreto spagnolo, che compromette gravemente Anastasija sul piano personale e con la CIA. La storia prosegue con l'azione di Anastasija che coinvolgerà l'intera città con un diversivo per riuscire a eliminare i terroristi senza che si accorgano che sono loro l'obiettivo. Alla fine riuscirà a recuperare nella sua missione, anche se con risvolti che riguardano il suo passato più profondo di orfana di guerra in Cecenia

“Il soldato di Bangkok” di Federico T. De Nardi è una storia velocissima dove anche Barcellona è narrata con una maestria particolare; insomma, una vera e propria spy-action, ma a differenza delle solite storie, un libro che ci regala, quando ci descrive la protagonista, anche dei momenti delicati e profondi, che speriamo di leggere ancora a lungo. Evviva Anastasija, che sia di esempio a tutte le donne.


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L'autore:
Corso di padre e veneto di madre, Federico T. De Nardi ha iniziato a scrivere a otto anni, nella soffitta di sua nonna a Pigalle. Appassionato di arti marziali e di armi, ha vissuto un po’ dappertutto, mantenendosi con mille mestieri.

Aggiornamenti sull'autore: http://www.ombregialle.it

This Is Not a Drill! I Repeat, This Is Not a Drill! #3

Chissà perché quando si tratta di questa rubrica, la protagonista finisce sempre per essere Courtney Summers. Ma questa notte ho ricevuto una email così bella che non potevo non condividerla - e soprattutto non potevo non considerarla come un regalo di compleanno in ritardo.  

This Is Not a Drill! I Repeat, This Is Not a Drill! è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale fangirlo come una pazza esaltata sulle nuove uscite dei miei scrittori preferiti.

Vi avevo detto nell'appuntamento precedente che il suo prossimo romanzo, intitolato Sadie, uscirà il quattro settembre.
 
Ebbene, fino a qualche giorno fa non ero nemmeno iscritta su NetGalley - pensavo: in fondo chi vuoi che ti noti in mezzo a così tanti utenti? Con un blog di appena due anni e poco più di un centinaio di lettori fissi? Con le recensioni che ormai scrivi in italiano anche su Goodreads perché le copi dal blog?
 
Courtney Summers aveva organizzato il giveaway di una copia cartacea su Instagram il mese scorso, ma non ci avevo nemmeno provato. Potete ben immaginare che se i suoi post "normali" sono commentati in genere da poche persone, quello del giveaway a copertura internazionale ne era invaso. 
 
Ma domenica scorsa ho visto il link di NetGalley sulla sua pagina Facebook e si poteva fare richiesta e mi sono detta: perché non provare? 
Mi sono iscritta in quattro e quattr'otto, fatto richiesta e incrociato le dita. 
 
Non ci speravo neanche a dire il vero e invece ieri sera ho ricevuto una email che mi informava che la mia richiesta era stata approvata e ora nel Kindle ho la versione ebook non corretta - ma sono stata così felice che mi sono messa a saltare per la stanza. 
 

La guardo con gli occhi a cuore, vorrei mettere da parte i libri che ho promesso di leggere a mia madre - persino il terzo di Wayward Pines che ho in lettura e non è affatto da me abbandonare un libro! - e allo stesso tempo vorrei rimandare. 
Sono pronta e non sono pronta - questo perché i romanzi della Summers sono sempre un calcio nello stomaco. Avete presente quel nodo che si forma e che vi fa dire "voglio leggerti, ma allo stesso tempo non voglio leggerti"? Ecco, quello.

In ogni caso, le regole spiegate nella pagina della St. Martin's Press su NetGalley mi dicono che non potrò postare la recensione prima di un mese dall'uscita - e quindi nel caso dovrete aspettare agosto. 

Ma lo amerò, oh come sento che lo amerò! 

mercoledì 18 aprile 2018

WWW.. Wednesday! #95

Siamo già a metà aprile e anche questo mese mi dà l'impressione di scivolarmi tra le dita e allo stesso tempo non passa più - oltretutto sto cercando di evitare di leggere tutte le anticipazioni che escono su Avengers: Infinity War sui social come se stessi cercando di evitare la peste nera.  
 
Passiamo ai libri?


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


Ho concluso Hate List e Say Something di Jennifer Brown, la sua novella companion. Li ho amati entrambi, sono di una bellezza e di una sofferenza inesprimibile ed entrambi si meriterebbero davvero di essere tradotti qui in Italia. Recensione del romanzo QUI e recensione della novella QUI



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)


Ho letto solo il prologo ieri, neanche una quindicina di pagine, di Wayward Pines: L'ultima città di Blake Crouch - tanto che non l'ho ancora segnato in lettura su Goodreads, ma già l'introduzione mi ha fatto venire l'ansia. Si tratta del volume conclusivo di un trilogia e, come vi avevo anticipato, non avrà una recensione vera e propria ma ne parlerò in un appuntamento speciale del BRT



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)


Cedendo alle pressioni di mia madre che li ha appena finiti di leggere e aspetta impazientemente che lo faccia anche io per dirmi i suoi commenti a riguardo, sono "costretta" a "parcheggiare" i miei regali di compleanno per darmi alla lettura di La moglie innocente di Amy Lloyd e di Oscuri segreti di famiglia di Alex Marwood.

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E anche per oggi è tutto - anche se forse sono stata alquanto scarsa in materia di chiacchiere ma ehi, direi che ho compensato per la loquacità mostrata nelle mie ultime due recensioni e nei post delle nuove entrate librose!
La vostra settimana di letture com'è andata? Scrivetemi tutto nei commenti oppure lasciatemi il link del vostro post e appena mi sarà possibile passerò da voi!
Cheers! :)

martedì 17 aprile 2018

Some (New) Books Are (Here) #23

Già, sono ancora qui con dei nuovi libri. 
E non sarà nemmeno l'ultimo appuntamento del mese - non scherzavo mica quando dicevo che avreste visto più libri in questo aprile 2018 che in tutta la storia del blog.  

Some (New) Books Are (Here) è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro le mie nuove entrate in materia librosa, perché sono arrivate in casa mia e via di questo passo.

Avevo accumulato alcuni buoni Feltrinelli e così, prima del mio compleanno, ho fatto un ordine. Tecnicamente non sarebbe il vero auto-regalo che avevo pensato, ma diciamo che ne fa parte.


Con la modica cifra di 6,58€ mi sono portata a casa: 

- La rosa del Califfo di Renée Ahdieh, sequel di La moglie del Califfo, e quest'anno ho intenzione di leggere entrambi.
- Il gatto che regalava il buonumore di Rachel Wells, terzo libro sul gattino Alfie.
- The 100. Homecoming e The 100. Rebellion di Kass Morgan, rispettivamente terzo e quarto (e ultimo?) nella serie. Ho già letto il primo, devo ancora leggere il secondo e quest'anno voglio leggerli tutti. 


E poi ci sono stati due acquisti dal Libraccio, intanto che ho preso il regalo a mia madre per la festa della mamma il mese prossimo e lei ha voluto prendere due libri per mio padre per il loro anniversario sempre il mese prossimo. 

 
Il primo ad arrivare a casa è stato Battle Royale di Koushun Takami. L'ho avuto in wishlist per quasi due anni, da quando avevo letto Arrow - Vendetta di Oscar Balderrama e Lauren Certo (recensione) e nella cartolina all'interno c'erano le ultime pubblicazioni della collana Oscar Fantastica. Mi ha attirata fin da subito, ne ho sentito meraviglie e nonostante le sue seicento pagine e i centomila nomi che temo di non ricordare, non vedo l'ora di leggerlo. 
Poi è stata la volta di Tempi duri per i romantici di Tommaso Fusari. Ammetto che all'inizio l'avevo snobbato, ma poi mi sono informata e ha stuzzicato la mia curiosità. Però a darmi il colpo di grazia è stato il suo autore, che ora seguo su Facebook, e i suoi status mi fanno morire dal ridere - e grazie alla mia passione tardo adolescenziale per le band emergenti che seguivo in concerto, avrò un debole per il dialetto romano a vita. 

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Per oggi è tutto, ma non è tutto per il mese - ne arriveranno altri! 
E di tutti quelli che sono arrivati/arriveranno, gli ultimi due qui sopra sono quelli per cui ho davvero speso soldi - con gli altri me la sono cavata/caverò con pochissimo grazie al compleanno e svariati buoni che avevo accumulato. 
E siccome ci sono anche dei CD in mezzo fatemi sapere se a parte volete vedere pure quelli, ma nel frattempo ditemi se conoscete qualcuno di questi libri oppure se vi incuriosiscono - e sì, tra un po' dovrò uscire io di casa per fare posto a loro.
Cheers! :)

lunedì 16 aprile 2018

[Recensione] "Say Something" di Jennifer Brown

Ho postato sabato la mia recensione di Hate List, un libro che ho veramente amato.
E sono felice che la mia edizione contenga anche la novella oggetto della recensione di oggi, perché anche quella è un piccolo calcio nello stomaco - anche lei merita e chiude il cerchio della storia di Valerie e del massacro alla Garvin High.

E come sempre forse ho scritto troppo, specialmente considerando che questa è una novella e non un romanzo vero e proprio. 
E spero di non aver spoilerato niente, ma sia Hate List che Say Something dovrebbero essere considerati come una lettura obbligatoria.


Titolo: Say Something
Autrice: Jennifer Brown
Data di uscita: 7 gennaio 2014
Data di uscita originale: 1 gennaio 2014
Pagine: 87 (Kindle edition)
Editore: Little, Brown Books for Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/2qmDip3

Trama [tradotta da me]: Con Hate List, Jennifer Brown ha consegnato ai lettori una potente storia sul dolore, l'amicizia e il perdono all'indomani di una sparatoria scolastica. Ora ci porta un suggestivo e nuovo racconto mentre scava più a fondo nei temi che ha toccato prima nel suo romanzo di debutto.

David Judy sa cosa vuol dire essere preso di mira dai bulli. Timido e gentile, con una voce morbida e "il nome di una ragazza come cognome," è un ottimo obiettivo. Fortunatamente c'è una ragazza con cui David si sente a suo agio -- Valerie, la ragazza che sta uscendo con il suo vicino di casa e qualche volta amico Nick. Valerie è gentile con David e lo fa entrare nella loro cerchia di amici emarginati, dove finalmente sente di appartenere (più o meno). Così quando David comincia a sospettare che Nick e il suo amico Jeremy stiano pianificando una vendetta nei confronti dei loro aguzzini, lotta contro la decisione se sia il caso di dirlo o meno a qualcuno. Nel momento in cui trova finalmente il coraggio di dire qualcosa...è troppo tardi.

David cerca di lasciarsi alle spalle quello che sa -- di dimenticare e andare avanti -- ma è difficile farlo mentre l'ultimo anno di scuola comincia e osserva la sua vecchia amica, Valerie, lottare in una profonda e cupa situazione di colpa e confusione. È ora di parlare. David potrà non essere in grado di fermare il bullismo, ma alzando la testa e prendendo posizione potrebbe fare la differenza. E questo è quello che conta.


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Nella mia recensione di Hate List non avevo citato Jeremy e David - non perché non fossero in qualche modo importanti, ma perché c'erano tante altre cose che volevo dire. 

Jeremy è un ragazzo più grande, uno che le superiori le ha finite da qualche anno, uno che beve, uno che fuma erba, uno che picchia la sua ragazza - un amico di Nick. 
Jeremy è quello con cui Nick passava più tempo nelle settimane prima della sparatoria, quello che rendeva lo sguardo di Nick totalmente diverso - più freddo, quasi irriconoscibile, tanto che Valerie pensava che Nick volesse lasciarla. 
Quello che Valerie sospetta fosse parte attiva nella pianificazione di quanto successo quella mattina per mano di Nick.  

David, il protagonista di questa novella, è l'unico che all'inizio di Hate List sembra felice del ritorno di Valerie alla Garvin High. 
David è quello che la abbraccia, quello che prova ad alzarsi per farle posto al loro solito tavolo in mensa, quello che poi abbassa lo sguardo e asseconda la decisione di Stacey e Duce di tagliare qualsiasi legame con Valerie per non essere in nessun modo associati a lei - come se non si fossero mai conosciuti, come se non fossero mai stati amici, come se non avessero mai condiviso nulla.  

In Hate List, attraverso alcuni episodi di bullismo che Valerie ricorda, vediamo Nick passare dalla tristezza e dallo sgomento con le lacrime agli occhi a uno sguardo vuoto e a una rabbia silenziosa - forse la più pericolosa. 

E lo vediamo anche qui, in un modo ancora più inquietante che mette i brividi.


David ha fatto il suo ingresso alla Garvin High all'inizio del terzo anno, vittima di bullismo fin da subito per il suo essere molto esile e timido. Preso di mira da Chris Summers - lo stesso che tormentava Nick - e dal suo amico Jacob Kinney, David si prende una piccola cotta per Valerie, l'unica gentile con lui fin da subito e che lo invita ad unirsi al suo gruppo di amici.

In un'alternanza di capitoli tra junior year e senior year, vediamo quello che David affronta giorno dopo giorno. 

Vediamo tutte le angherie di Chris, vediamo il proposito di David di farsi forte di fronte a lui e Jacob andare in frantumi, vediamo come Nick si fosse preso delle punizioni per difenderlo, vediamo il suo rapporto con Valerie e gli altri, vediamo come un giorno ha scoperto la Hate List a casa di Nick - come la trovasse una cosa divertente tutto sommato, proprio perché era nata come un modo per sfogare la frustrazione e non come qualcosa nato con il proposito di uccidere. 
I capitoli nel passato iniziano proprio con alcune voci della lista - che non vedeva soltanto i nomi di coloro che li tormentavano ma anche cose come i compiti, il colore rosa, la brutta abitudine di alcune persone di parlare per abbreviazioni. 

E poi David comincia ad accorgersi che qualcosa non va, che Nick si comporta in maniera strana, assiste a discorsi ed eventi che lo turbano e lo mettono a disagio, vorrebbe avere il coraggio di parlare ma come non aveva il coraggio di affrontare Chris Summers, così non ha il coraggio di dire nulla su quello che teme Nick e Jeremy stiano facendo. Magari si sbaglia, quindi tace. Ma poi è troppo tardi. 

Nel corso del senior year, David si accorge di come nulla sia fondamentalmente cambiato - come lui sia ancora preso di mira, come Jacob non abbia imparato niente dalla morte del suo migliore amico, come Nick sia considerato l'unico pazzo e tutti gli altri normali, come Valerie non sembri più la stessa che conosceva, come lui stesso ancora non abbia il coraggio di prendere una posizione, come lui abbia ancora paura di Chris nonostante sia morto e mantenga le vecchie abitudini di non mangiare in mensa. 
E ci sono i sensi di colpa che lo stanno divorando, i sensi di colpa per non aver detto niente e per continuare a non farlo, i sensi di colpa per un gesto che quel 2 maggio 2008 l'ha spiazzato e ha cambiato la prospettiva delle cose. 

E rivediamo Valerie, sia in momenti lasciati fuori da Hate List durante l'anno scolastico e sia in momenti dopo la conclusione della storia.
Attraverso David vediamo quel cambiamento che Valerie non aveva visto in sé, quel suo essere diventata più silenziosa, riservata e arrabbiata che l'aveva fatta diventare così simile a Nick - che l'ha fatta sospettare e mai scagionare del tutto dall'essere egualmente responsabile, di aver saputo e di non aver detto niente. 

Ma era qualcun altro che sapeva e non ha parlato. 
E presto o tardi arriverà al punto di rottura, al punto in cui non riuscirà più a trattenere tutto quello che ha visto e sentito per sé. 

Say Something non è solo il titolo della novella, è quello che David si ripete in continuazione - è quello che non riesce a fare, perché c'è troppo da dire e forse è troppo tardi e perché ha paura delle conseguenze. 
Jennifer Brown ci incita a parlare, ci incita ad essere coraggiosi, ci incita a fare la cosa giusta e ad assumerci le nostre responsabilità. A sottoporci ad un esame di coscienza, a chiederci che genere di persone siamo o vogliamo essere.

Jennifer Brown porta ancora in scena l'ambivalenza umana, ancora ci mostra il cambiamento di Nick da ragazzo gentile a freddo e arrabbiato e il percorso di Valerie, che per David diventa un'estranea che non ha il coraggio di avvicinare. 
E dopo averci fatto odiare Chris Summers attraverso i ricordi di Valerie e David, l'autrice ci mostra anche un altro aspetto di lui - uno inaspettato, uno che io stessa avevo guardato con disprezzo quando veniva decantato come un eroe. 

E ancora una volta ci dimostra che siamo tutti vittime e carnefici, eroi e cattivi - tutti e due allo stesso tempo perché nessuno di noi è un errore.


sabato 14 aprile 2018

[Recensione] "Hate List" di Jennifer Brown

Questa sarà decisamente una delle recensioni più difficili da scrivere della mia vita.
Ma a quanto pare i libri che potrebbero farmi scrivere solo due righe a me non piacciono.


Titolo: Hate List
Autrice: Jennifer Brown
Data di uscita: 4 aprile 2017
Data di uscita originale: 1 settembre 2009
Pagine: 413 (copertina flessibile)
Editore: Little, Brown Books for Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/2GsSzeO

Trama [tradotta da me]: Cinque mesi fa, il ragazzo di Valerie Leftman, Nick, ha aperto il fuoco sparando nella loro mensa scolastica. Colpita da un proiettile nel tentativo di fermarlo, Valerie ha inavvertitamente salvato la vita di una compagna di classe, ma è stata implicata nella sparatoria a causa della lista che ha aiutato a creare. Una lista di persone e cose che lei e Nick odiavano. La lista che lui ha usato per scegliere i suoi obiettivi.
Ora, dopo un'estate di isolamento, Val è costretta ad affrontare la sua colpa tornando a scuola per completare il suo ultimo anno. Tormentata dal ricordo del ragazzo che ancora ama e facendosi strada in mezzo alle relazioni difficili con la sua famiglia, gli ex-amici e la ragazza a cui ha salvato la vita, Val deve fare i conti con la tragedia che ha avuto luogo e con il suo ruolo in essa, in modo da fare ammenda e andare avanti con la sua vita.


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Tanto per citare Jennifer Bronw nella sua Author's Note, se lei chiedesse a dieci lettori di che cosa parla questo libro tutti risponderebbero che parla di una sparatoria a scuola. 

Ma questa è invece la storia di Valerie Leftman.
Questa è la storia di una ragazza che è sia un'eroina che la cattiva della situazione, la storia di un ragazzo che è sia un mostro che una vittima, la storia di un nemico che è anche un amico. 

Ho dovuto citare per forza l'autrice perché non esistono parole migliori per definire questo libro, per descrivere l'ambivalenza dei suoi personaggi e di tutte le zone grigie in cui giusto e sbagliato, vittime e carnefici, egoismo e sofferenza si mescolano provocando nel lettore qualcosa che gli attorciglia lo stomaco in un nodo e lo obbliga a pensare a quello che sta succedendo nel romanzo e a quello che purtroppo succede anche nella realtà.

Ho amato questo libro, ma mi ha fatta davvero stare male. 
L'ho letto lentamente perché avevo bisogno di assorbirlo, avevo bisogno di riflettere, avevo bisogno di guarire. 

Dal punto di vista strutturale è perfetto. 
È diviso in quattro parti: nella prima c'è Valerie che passata l'estate si prepara a tornare a scuola e questi capitoli sono intervallati da quelli che raccontano gli eventi come si sono svolti quel 2 maggio 2008, nella seconda parte c'è Valerie all'indomani della sparatoria, che si risveglia in ospedale con ricordi confusi e viene indagata dalla polizia. 
La terza parte è quella che occupa il racconto dell'anno scolastico, la quarta parte è quella dell'epilogo - della conclusione di un capitolo delle loro vite che nessuno dei sopravvissuti o delle famiglie delle vittime potrà mai dimenticare. 
E all'incirca per tutta la prima metà del romanzo, ogni capitolo si apre con un articolo del giornale locale all'indomani della sparatoria che raccoglie le testimonianze di chi ha assistito e che racconta chi erano le vittime. 

Come parlare di questa storia? Come parlare di Valerie e Nick e tutti gli altri? 
Come parlare di tutto quello che contengono queste pagine e di come questo libro dovrebbe assolutamente essere pubblicato e conosciuto ovunque, anche se - fortunatamente - questa non è una nostra realtà?
Come parlare di un atto che non è assolutamente giustificabile, ma che viene in qualche modo comunque reso comprensibile? 

Valerie e Nick stavano insieme da tre anni, presi in giro costantemente e con un gruppo di amici che però passava sempre al di sotto del radar di quelli che li tormentavano. 
Nick che era dolce, intelligente e amava Shakespeare, ma che veniva preso di mira perché quello nuovo all'epoca dell'inizio delle superiori e perché non ricco come gli altri, magro e forse un po' strano. 
Valerie che invece viene tormentata sull'autobus e chiamata "Sister Death" perché si vestiva e si tingeva i capelli di nero e con due genitori incapaci di stare nella stessa stanza senza urlarsi contro oppure ingaggiare una guerra fredda. 
Entrambi erano uno il rifiugio dell'altra, erano Romeo e Giulietta - loro contro il mondo. 

Valerie che ora invece è conosciuta come "la ragazza che odia tutti", perché anni prima aveva iniziato a scrivere in un quaderno rosso i nomi di coloro che la prendevano in giro e tutto ciò che odiava in quel momento: i bulli che prendevano di mira lei e Nick, i compiti di algebra, il professore che li aveva messi in punizione, i litigi dei suoi genitori, chi li guardava storto, le cose non andavano nell'ambiente e nelle persone che li circondavano, le persone che non volevano essere o diventare. 
Quello che era solo un modo per sfogare la frustrazione, per Nick aveva assunto un peso invece diverso e per la polizia costituisce una prova.

Valerie faceva parte della cosa oppure non ne era per niente a conoscenza? 
È stata così cieca da non accorgersi di quello che Nick stava organizzando? È mai esistito il ragazzo che amava oppure quel mostro che ha ucciso tutte quelle persone è sempre stato davanti ai suoi occhi?

Questo è un libro che fa male, che coinvolge pienamente il lettore nella paura, nella confusione, nel dolore e nella rabbia che prova Valerie.
Ama ancora Nick e non riesce a conciliare il ragazzo dolce e intelligente che era con quello che ha aperto il fuoco quella mattina. Non riesce a conciliare la persona che lei stessa credeva di essere con quella che è adesso o che era prima.

Valerie fa un percorso per guarire fisicamente e mentalmente, affrontando le conseguenze di un gesto che lei non avrebbe mai voluto che si verificasse e compiuto da qualcuno che amava. Un percorso per riuscire ad andare avanti con la sua vita e riprendersi un futuro che crede di non avere più.
Affrontando la perdita degli amici che la abbandonano, quelli che non la vorrebbero più vedere a scuola, quelli che avrebbero voluto che fosse morta anche lei, quelli che in parte le sono grati per aver fermato la sparatoria prima che ci fossero ancora più vittime, la ragazza a cui ha salvato la vita e che sembra cambiata, quelli che la accusano, quelli che la credono una criminale - perché la polizia è stata fin troppo chiara nell'indagarla, ma non lo è stata affatto nell'annunciare che lei non era a conoscenza di ciò che aveva pianificato Nick e che lei non aveva sparato a nessuno. 

Pensavo che mi avrebbe fatto male vedere lei alle prese con la scuola, con compagni che la evitano e professori che la guardano con sospetto - mentre il preside annuncia alla stampa che sono tutti una grande famiglia felice quando in realtà ancora l'odio non smette di scorrere. Perché c'è chi è ancora cieco, chi afferma che Chris Summers fosse un eroe per essere morto cercando di far scappare i suoi compagni di classe e ancora rifiuta di vedere e ricordare l'inferno che aveva sempre fatto passare a Nick. E questo perché Nick non era "uno di loro" - esattamente come Valerie continua a sentirsi, ancora più isolata di quanto fosse prima.

Valerie e Nick sono i cattivi da odiare, quelli che ancora nessuno si prende il disturbo di provare a conoscere prima di giudicare, i delinquenti che causano il ritiro di molti studenti dalla scuola pubblica a favore di una privata da parte di genitori che affermano che "si vedeva chiaramente che genere di persona fosse Nick Levil" - e questo senza sapere niente di lui.

E, ribadisco, quello che ha fatto Nick non è assolutamente giustificabile, ma c'è proprio questa ambivalenza - questa empatia che poi sperimeterà anche Valerie - nei personaggi che è impossibile non vedere sia il loro ruolo di carnefici che il loro status di vittime. 
Perché Jennifer Brown attraverso Valerie e i suoi ricordi - ricordi che sua madre le vuole strappare e tutti quelli attorno a lei vogliono macchiare - ci fa amare Nick per il ragazzo innamorato che era con Valerie.  
Perché Valerie vedrà che anche coloro il cui nome era sulla Hate List sono stati vittime - vittime di quel giorno, ma anche vittime della cattiveria che Valerie voleva vedere.

Pensavo mi avrebbe fatto male per questo, invece mi ha fatto male per altro. 
Mi hanno fatto male i genitori di Valerie - e in particolare suo padre. Genitori che non riescono più a guardarla in faccia, genitori che non si fidano, genitori che la tengono a guinzaglio corto, genitori che hanno paura di quello che lei potrebbe fare al mondo e ai suoi compagni tornando a scuola perché di Nick vedono solo il suo ultimo gesto, genitori che anche una volta chiaro il fatto che lei non ha sparato a nessuno la vedono comunque come una criminale - come colei che ha dato inizio alla tragedia scrivendo in quel quaderno, come colei a cui dare la colpa, come colei la causa di tutto. 

E Valerie deve scendere a patti con quello che è successo e capire se è davvero colpevole - se non è solamente la vittima dei bulli a cui il mondo ha fatto un torto, ma anche la carnefice che ha causato altra sofferenza. Se il vero Nick era quello che amava o quello che ha ucciso i loro compagni di scuola. 
E gli altri dovrebbero scendere a patti con il perché la maggior parte di quelli la cui vita è stata toccata il 2 maggio 2008 non è davvero esente da colpe, pur non meritandosi quanto è successo - ma non tutti sono capaci di farlo.

E ho pensato a me. 
Ho pensato a me che in quinta superiore avevo anche io un quaderno rosso in cui fingevo di prendere appunti durante le lezioni, ma che in realtà usavo per riversarci sopra tutto lo schifo della mia vita in quel momento - e perché anche io avevo amiche che passavano al di sotto dei radar, amiche che non rispecchiavano la definizione di "popolarità" ma erano semplicemente invisibili agli occhi dei bulli al contrario di me. 
Ho pensato alle persone - ai bulli - che ho sempre scritto di odiare, ma io come Valerie non mi sarei mai sognata di fare quello che ha fatto Nick. 

Ho perso le staffe qualche anno fa leggendo su Facebook un post di colui che mi aveva causato un attacco di panico e una telefonata in lacrime a mio padre pregandolo di venirmi a prendere a scuola perché non ce la facevo a salire sull'autobus - un post in cui, quando c'è stato quel periodo in cui al telegiornale si vedevano quei video di ragazzine che pestavano di botte altre ragazzine, lui si chiedeva come fosse possibile una violenza così contro delle povere quindicenni. 
E lì non ci avevo più visto. Non avevo forse quindici anni anche io all'epoca, ma questo mi ha forse salvata dalle angherie sue e dei suoi amici? Mi ero così arrabbiata che avevo quasi tirato un pugno al muro, avevo scritto un post su Facebook sulla gente così ipocrita che dovrebbe morire male e sul mio blog personale avevo scritto un post in cui affermavo che se me lo fossi trovato davanti in quel momento gli avrei fatto molto male. 

Questo mi rende una criminale? Forse.

Il punto è che il libro di Jennifer Brown ha lo scopo di mostrare come tutti noi siamo più di un semplice aspetto della nostra persona. 
Siamo eroi e siamo cattivi, siamo amici e siamo nemici, siamo vittime e siamo mostri. 
Siamo umani. 

Il punto è imparare ad ascoltare, il punto è - come imparerà a fare Valerie - a vedere in una situazione quello che c'è davvero e non quello che crediamo di vedere. 

Hate List è un libro forte, un libro da pugno nello stomaco e da calcio sui denti. 
È un libro che fa pensare, arrabbiare e soffrire - è impossibile spiegare a parole la sua bellezza e la sua profondità. 
E ve lo consiglio con tutto il cuore. 



PS: e come sempre scusate le cose troppo personali con cui infarcisco sempre le mie recensioni, che alla fine diventano chilometriche.

giovedì 12 aprile 2018

Some (New) Books Are (Here) - Speciale Compleanno (parte #1)

E tantissimi auguri a me! 

Sì, oggi comincio così, senza neanche un'introduzione più o meno degna di questo nome perché oggi è il mio compleanno e avrei anche potuto aspettare il weekend per mostrarveli, ma non stavo più nella pelle per l'entusiamo alla vista dei libri che ho ricevuto in regalo dai miei genitori. 

Che poi non è che li hanno scelti a caso, eh - la lista gliel'avevo fornita io. 
Ma sono entusiasta perché hanno scelto comunque libri che desideravo più di altri. 

E mia madre c'è pure rimasta un po' male perché sono tutti in inglese e quindi per lei non c'è nulla da leggere - adoro.   

Some (New) Books Are (Here) è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro le mie nuove entrate in materia librosa, perché sono arrivate in casa mia e via di questo passo.

Ho intenzione di dividerli per "tematiche".


Per la serie: "C'è un cuoricino che batte anche sotto tutto questo cinismo?" 


Non sono molto avvezza ai libri australiani - e in realtà ne avrei anche un altro qui a casa da leggere - ma Graffiti Moon di Cath Crowley ha qualcosa nella trama che mi ha attirata subito. E sì, è della stessa autrice di Io e te come un romanzo - che ho in wishlist, ma sempre in inglese. 
Love and First Sight di Josh Sundquist è l'unico dei miei regali che è disponibile anche in italiano, pubblicato dalla Giunti con il titolo Insegnami a vedere l'alba. Era nella mia wishlist da prima ancora che ne venisse annunciata la pubblicazione, ma sono sempre stata innamorata della cover molto "high school" e il paperback con questa cover è stato disponibile solo a gennaio, motivo per il quale non era arrivato per Natale. 
Infine Been Here All Along di Sandy Hall, autrice già pubblicata in Italia con Qualcosa di molto speciale - libro che avevo regalato un Natale di qualche anno fa ad una mia amica e mi è rimasta la voglia di leggerlo da allora. Questo però mi ha sempre ispirata di più: è un m/m e i protagonisti sono due vicini di casa - non vedo l'ora di leggerlo. 


Per la serie: "Romance sì, ma buttiamola sul tragico!"


Dalle recensioni di coloro che hanno letto A Thousand Boy Kisses di Tillie Cole - che a quanto ho sentito dire dovrebbe arrivare presto in Italia - so che c'è da piangere, quindi per me è già sufficiente.
History Is All You Left Me di Adam Silvera è invece un m/m che dove il protagonista del libro è alle prese con la vita dopo la morte del suo ragazzo. 


Per la serie: "... in fondo i libri carini e coccolosi non fanno per me, oops!"


Questi ultimi due hanno due temi pesanti. 
What We Saw di Aaron Hartzler è basato su una storia vera accaduta negli Stati Uniti nel 2012 - riguardante gli studenti della Steubenville High School - e parla di stupro.  
Violent Ends di Shaun David Hutchinson è invece alla stregua di Hate List di Jennifer Brown che sto per finire, quindi parla di una sparatoria a scuola. Sebbene sia indicato Hutchinson come autore, in realtà il libro è scritto insieme ad altri sedici autori - ognuno di loro autore di un capitolo, ognuno di loro autore di un punto di vista. Tra questi autori figurano anche Kendare Blake (autrice di La battaglia delle tre corone), Hannah Moskowitz (di cui ho letto tantissimi anni fa Break - Ossa rotte) e soprattutto la mia adorata Courtney Summers. 

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Per questo primo appuntamento è tutto! 
Primo perché questi erano solo quelli da parte dei miei genitori, poi più avanti seguiranno quelli da parte delle mie amiche.
Ne conoscete qualcuno oppure ho acceso il vostro interesse verso qualche libro di cui ancora ignoravate l'esistenza?
Cheers - and happy birthday to me! :)

mercoledì 11 aprile 2018

WWW.. Wednesday! #94

Buongiorno, lettori!

Sono reduce dalla visione di I, Tonya ieri sera: un film che ho trovato fantastico, una Margot Robbie assolutamente strepitosa, una Allison Janney che adoro dai tempi di 10 cose che odio di te e poi lui, un Sebastian Stan che - non si sa come - è capace di farmi sospirare anche con dei baffi assolutamente improponibili.

E mentre è già partito il conto alla rovescia per domani, vediamo un po' le mie letture. 


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


La lettura terminata la settimana scorsa è stata L’ultimo alito dell’estate di Luca Rebecchi - e ringrazio ancora l'autore per la copia cartacea. Una lettura introspettiva e con due protagonisti che affrontano un trauma in maniera totalmente opposta ma che, incontrandosi, si spingeranno l'un l'altra ad uscire dalla fase di stallo. Recensione QUI



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)


Ho passato la metà di Hate List di Jennifer Brown - mi mancheranno forse poco più di 150 pagine - ma lo sto leggendo lentamente. E non perché non mi piaccia, ma perché questo libro ha il peso di un calcio nello stomaco e dà veramente tantissimo da pensare - credo che ne verrà fuori una recensione forse un po' lunga e anche un po' personale. Ma d'altronde con me è più facile che siano così piuttosto che di due righe in croce.



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)


Avevo pensato di recensirle insieme dal momento che nella mia edizione sono presenti entrambe, ma sbirciando in fondo a Hate List ho scoperto che Say Something di Jennifer Brown è una novella abbastanza "cicciotta" - motivo per il quale le farò una recensione tutta sua e non nello stesso post. Che già verrà lungo di suo, tra l'altro.
Obiettivo di quest'anno è concludere qualche serie, quindi perché non concluderne una che ho in sospeso da tre anni? Obbligando quindi mia madre a recuperare il secondo volume (perché lei era ancora ferma al primo) in modo poi da farmi raccontare il riassunto perché sì, ricordavo le cose fondamentali come il cliffhanger finale ma non i dettagli, mi dedicherò finalmente a Wayward Pines: L'ultima città di Blake Crouch - che, davvero, rimando dall'estate del 2015 perché mi era inavvertitamente spoilerata qualcosa del finale e finalmente mi sono dimenticata la cosa. O meglio, è confusa - il che è uguale. Non credo che avrà una recensione vera e propria perché non ho mai parlato degli altri due volumi qui in quanto la lettura è stata antecedente al blog, ma scriverò comunque un appuntamento speciale del BRT. 

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Avrei voluto lasciare il punto interrogativo per le letture che verranno, ma adesso io e mia madre siamo totalmente prese da uno scambio di libri: le ho fatto recuperare il secondo di Crouch in modo che entrambe potessimo leggere il terzo e finire la serie e mi sta già facendo pressing perché io legga uno dei thriller che le ha preso mio padre - e che avete visto nell'ultimo Some (New) Books Are (Here) - e che ha già letto in tipo... tre giorni. Forse meno. Che poi lei detesta leggere un libro prima di me perché altrimenti non riesce a sclerare e a commentare - grazie tante, la cosa è reciproca. 
E comunque niente, aspettavi un altro Some (New) Books Are (Here) nel fine settimana perché sono previsti grandi spacchettamenti e nel frattempo raccontatemi un po' com'è andata la vostra settimana di letture oppure lasciatemi il link del vostro post - appena riesco, passo da voi! 
Cheers! :)

martedì 10 aprile 2018

Teaser Tuesday #19 | "Hate List" di Jennifer Brown

Buonasera, lettori!
Quasi mi stavo dimenticando di pubblicare questo post - questo è quello che succede quando si decide all'ultimo minuto di pubblicare una rubrica invece di programmarla con largo anticipo. 

Essendo il libro inedito in Italia, il teaser è tradotto dalla sottoscritta.  

Teaser Tuesday è una rubrica del martedì ideata dal blog Should be Reading con lo scopo di condividere con voi lettori uno spezzone di un libro che abbiamo attualmente in lettura.

1. Prendi il libro che stai leggendo in una pagina a caso
2. Condividi un breve estratto da quella pagina
3. Attenzione a non fare spoiler!
4. Riporta anche il titolo e l'autore del libro così che i lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall'estratto.


"Tu sei sulla lista da molto tempo," disse e io mi gelai immediatamente perché non potevo credere che le avesse appena detto della lista. Ero incazzata, sinceramente. La lista era il nostro segreto. Solo tra noi due. E lui l'aveva appena svelato. E io sapevo che con Christy Bruter il prezzo da pagare sarebbe stato altissimo. Lei probabilmente l'avrebbe detto alle sue amiche e loro avrebbero avuto qualcos'altro per cui prenderci in giro. Probabilmente l'avrebbe persino detto ai suoi genitori e loro avrebbero chiamato i miei e io sarei finita in punizione. Forse saremmo persino stati sospesi e io sarei stata fottuta quando fosse venuto il momento degli esami finali.
"Che lista?" lei chiese, poi guardò leggermente in basso e i suoi occhi si fecero enormi. Cominciò a ridere, e così anche Willa, e io cominciai ad alzarmi sulle punte dei piedi per vedere di cosa stavano ridendo. 
E poi ci fu il rumore.

(Jennifer Brown - Hate List)