domenica 30 aprile 2017

Nero Laguna Comacchio Book Festival

Ed ecco svelato l'arcano, se qualcuno se lo fosse mai chiesto: sono di Comacchio, patria dei Trepponti e dei suoi sette lidi in provincia di Ferrara. 
E dopo invidie e rosicamenti per il Salone del Libro a Torino e Tempo di Libri a Milano - da parte mia, sia chiaro, vista la distanza in chilometri - durante questo weekend abbiamo avuto anche noi ospiti di un certo spessore. 



Iniziato venerdì e oggi alla sua conclusione, il suo direttore artistico è stato Marcello Simoni - che io avevo conosciuto ancora alla fine del 2011 durante il mio tirocinio universitario in biblioteca.   

Se siete passati per il mio blog in questi ultimi giorni, avrete forse visto un libro in lettura che non era stato programmato nel WWW Wednesday dell'ultima volta. 
Questo perché ospite ieri a Comacchio c'è stato Carlo Lucarelli e in due giorni mi sono letta L'ispettore Coliandro

La mia storia con il libro contenente Nikita, Falange armata e Il giorno del lupo è stata un po' travagliata, a dire il vero. 
L'avrò forse iniziato due o tre volte nel corso degli anni e ogni volta dovevo interrompermi per forze di causa maggiore, non riuscendo mai a concludere neanche Falange armata. L'ultima volta che l'ho preso in mano è stato proprio durante il mio tirocinio universitario e ho trovato ancora lo scontrino che usavo come segnalibro fermo nel bel mezzo di Falange armata, quando mi sono bloccata lì nel momento in cui la scrittura della tesi universitaria ha preso il sopravvento. 

E con Carlo Lucarelli a Comacchio mi sono detta che era giunto il momento di concludere quello che avevo iniziato anni fa. Quindi la mia è stata una rilettura solo in parte e poi ho finalmente letto anche Il giorno del lupo

Io sto appena fuori dal paese, ma in macchina ci metto cinque minuti ad arrivarci e quando sono arrivata alla fine dell'intervento precedente a quello di Lucarelli ovviamente tutte le sedie erano occupate, ma non era un problema per me restare in piedi e comunque l'acustica era perfetta - eravamo all'aperto proprio alla base dei Trepponti e per fortuna è stata una bella giornata. 

Come sa chi frequenta il mio blog, gialli e noir non sono generi che leggo abitualmente - solo ogni tanto, ma amo Coliandro e non potevo perdere l'occasione di tentare di farmi autografare la mia copia de libro.  
Questa è stata la mia prima esperienza - non ero potuta andare a sentire Sara Rattaro quando è venuta in biblioteca a presentare il suo ultimo libro - e ammetto che ero nervosa perché sono molto timida ed espormi mi fa venire un attacco d'ansia. 
Oltretutto non sapevo quanta gente avrei trovato e se avrei avuto l'occasione per avvicinarmi a Lucarelli. 

In realtà è stato lui a venire da me, se così si può dire. 
Stavo ascoltando la fine dell'intervento di Barbara Baraldi, Cristina Marra e Marilù Oliva quando ho visto avanzare Marcello Simoni nella mia direzione insieme a Carlo Lucarelli. 
E si sono fermati proprio di fronte a me. 
Onestamente mi prendeva male farmi avanti, soprattutto visto che Marcello gli stava presentando delle persone, ma poi ho visto un signore che gli avvicinava e ho visto Lucarelli prendere una penna dal taschino della giacca e così ansia levati, ho tirato fuori la mia copia di Coliandro dalla borsa e ho chiesto se potevo interrompere, mi sono presentata e gli ho chiesto l'autografo sul libro. 


Ospite insieme a lui, Maurizio de Giovanni - l'autore de I bastardi di Pizzofalcone. È stata un'ora e mezza che è davvero volata ed è stata anche molto divertente perché sono entrambi molto ironici e dalla battuta pronta. 
È stato chiesto subito cosa sono per loro il giallo e il noir ed entrambi hanno parlato di quello che li ha avvicinati al genere, prima come lettori e poi come scrittori. 
Si è parlato delle trasposizioni televisive dei loro romanzi, delle scelte sulle quali magari non sono stati d'accordo e del loro coinvolgimento nella realizzazione. Si è parlato degli attori che interpretano i loro personaggi e se questo influisce poi sulla scrittura dei nuovi romanzi e Lucarelli ha detto che con il commissario De Luca riesce ancora a mantenere le distanze e a scrivere di lui a differenza di Coliandro - il Coliandro dei libri è più cattivo, una persona più brutta e meschina; il Coliandro di cui scrive ora ha preso vita in televisione attraverso Giampaolo Morelli. Non deve nemmeno più scrivere sul copione le espressioni del viso o i gesti perché sa come li interpreterà Morelli e come riprenderanno la scena i Manetti. Ora come ora, non riuscirebbe a scrivere di Coliandro in un libro, ma in televisione sì e a quanto pare stanno già girando i nuovi episodi a Bologna. Entrambi però hanno detto che i personaggi sono loro a conoscerli e proprio a causa di questa conoscenza "interiore" riescono ancora a dipingerli come sono stati concepiti in origine e senza le influenze fisiche dettate dagli attori che li interpretano.
È stato anche domandato loro quale mistero avrebbero voluto risolvere o quale li ha più affascinati - De Giovanni ha parlato del caso della ragazza in Austria tenuta prigioniera nel seminterrato per vent'anni da suo padre e Lucarelli ha parlato de I misteri di Alleghe
Mi è piaciuto molto, è stato un intervento molto dinamico e senza mai silenzi o pause. 

[perdonate la qualità pessima dello zoom del mio cellulare]

Speriamo che il Book Festival di questo weekend sia solo il primo di tanti. 

sabato 29 aprile 2017

Some (New) Books Are (Here) - Speciale Compleanno (parte #3)

Ed eccoci arrivati all'ultima parte dei miei regali di compleanno - quelli da parte delle mie amiche, dopodiché non se ne parla più fino all'anno prossimo. E sì, per quanto ricevere regali sia piacevole, invecchiare non lo è. 
Ma ehi! L'altra sera a cena mi hanno detto che dimostro dieci anni di meno! 
Verità abbellita o spudorata menzogna, chissenefrega. 

Some (New) Books Are (Here) è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro le mie nuove entrate in materia librosa, perché sono arrivate in casa mia e via di questo passo.

Avviso che sono tutti libri in inglese. Ci sarebbero anche un CD e un DVD, ma quelli non li ho inclusi - in fondo qui si parla di libri. 
Ma se siete curiosi chiedetemelo nei commenti, no problem.



I primi che vi mostro sono due companion/crossover, uno il seguito dell'altro: si tratta di The Flash: The Haunting of Barry Allen e di Arrow: A Generation of Vipers di Clay Griffith & Susan Griffith. Come saprete dai miei recap mensili, sono una fan di entrambi gli shows e a fine novembre/inizio dicembre 2016 stavo spulciando Amazon quando li ho visti - in realtà stavo spulciando i tie-in di Supernatural e loro sono spuntati nei suggerimenti.
Con Arrow - Vendetta di Oscar Balderrama & Lauren Certo (recensione) sapevo di andare sul sicuro - in fondo, loro fanno parte del team di sceneggiatori di Arrow e The Flash. Se non li conoscono loro i personaggi, difficilmente qualcun altro sarebbe riuscito a catturarli alla perfezione e a rendere la storia credibile. 
Con questi due tie-in sono stata inizialmente incerta, ma non ho letto neanche una singola recensione negativa - tutte dicono quanto le atmosfere e i personaggi siano gli stessi e indicativamente questa duologia si colloca all'inizio della seconda e della quarta stagione rispettivamente. 



Loro non credo neanche ci sia bisogno di presentarli - sono The Sky is Everywhere e I'll Give You the Sun di Jandy Nelson
L'avevo detto che prima o poi li avrei letti, ma in lingua originale e ora eccoci qui. Sì, beh, con calma - sapete che tra un po' finirò seppellita sotto i libri. 



Ed eccoci arrivati agli ultimi due romanzi. 
Ne ho letti davvero pochissimi, ma non faccio altro che sentire quanto Tiger Lily di Jodi Lynn Anderson sia un fantastico retelling di Peter Pan dedicato a Giglio Tigrato e considerando quanto Wendy ogni tanto mi desse sui nervi, non vedo l'ora di leggerlo. 
E mentre voi vi leggete Noi, gli unici al mondo - che a me ispira nada, io invece mi leggo The List di Siobhan Vivian perché questo romanzo del 2012 dell'autrice è molto più nelle mie corde. High school e una lista della ragazza più bella e di quella più brutta per ogni anno - freshman, sophomore, junior e senior. 
Io ci sguazzo in questi libri con angst e problemi adolescenziali - forse è per quello che ancora dimostro dieci anni di meno. 

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E stavolta siamo proprio alla fine e sì, lo so, ormai il mondo intero ha letto i libri di Jandy Nelson tranne me - fatemi causa. 
E niente, se voi avete letto o avete intenzione di leggere il romanzo di Siobahn Vivian che invece a me non ispira, fatemi comunque sapere come lo trovate - non è detto che io non possa cambiare idea. 

A presto! :)

venerdì 28 aprile 2017

[Recensione] "Lontano da te" di Romina Casagrande

Oggi vi voglio parlare di un romanzo che, sebbene non del genere che leggo di solito, mi ha comunque emozionata parecchio. 
Prima di parlarvene però voglio ringraziare Alessandra Zengo - che si occupa della promozione online - per averlo portato alla mia attenzione.


Titolo: Lontano da te
Autrice: Romina Casagrande
Data di uscita: 24 marzo 2017
Pagine: 200 (copertina flessibile)
Editore: Arkadia

Trama: Sofia, poco più di vent'anni, vive a Londra con la consapevolezza di aver raggiunto gli obiettivi che si era prefissata: un buon lavoro e un uomo che ama. Eppure, tra le pagine del suo diario, aleggiano un'ombra e un ricordo, scaturiti da una fotografia. È questo l'unico elemento che la tiene ancora legata alla sua amata Toscana. In quell'immagine, un volto: quello di Bianca. Così diversa e al contempo simile a lei. E sarà proprio il desiderio di incontrare di nuovo sua sorella a riportarla nella natia Siena, nel tentativo di comporre il suo «quadro vivente», la trasposizione dell'Ophelia di J.E. Millais, basandosi sulle fattezze di Bianca che somiglia così tanto alla musa originale dell'artista, la grande Elizabeth Siddal. Giunta a Siena, si troverà immersa in un'avventura dalle mille sfumature, che la porterà a incontrare personaggi misteriosi come Moses, a interrogarsi sul passato e accadimenti che l'hanno strappata alla sua terra. Un percorso difficile, in cui tenterà di riconquistare anche la fiducia di Bianca. Ma prima dovrà affrontare i propri demoni e, finalmente, raccontare la verità sulla notte che le ha unite e divise, forse per sempre.



La storia inizia con Sofia, italiana che ora vive a Londra da qualche anno e di mestiere fotografa. Lavora con i suoi due amici Win e Lydia, convive con il suo ragazzo Ryan ed è una grande ammiratrice dell'Ophelia di Millais esposto alla Tate. 
Sembra tutto perfetto, vero? 
Peccato che ultimamente Ryan sia sempre più spesso in viaggio di lavoro e stia temporeggiando su una decisione che hanno preso come coppia, ma Sofia è sorda di fronte ai dubbi che le espone Win. 
E quel quadro scatena più che ammirazione in lei - per lei diventa un'ossessione e risveglia incubi e un passato che credeva lasciato in Italia ogni volta che lo vede perché in quella Ophelia distesa nell'acqua rivede sua sorella Bianca. 

Finché qualcosa scatta, fino a quando la verità è impossibile da continuare ad ignorare e Sofia decide di tornare in Italia per tentare di recuperare il rapporto con sua sorella, per dare una nuova vita a Lizzie Siddal con Bianca come modella, per chiudere il cerchio. 
Sofia parte, accompagnata dall'amico Win e il suo bambino Matt e da Lydia - che in realtà è stata la prima a proporre il viaggio per scappare da una brutta situazione a Londra. 

In realtà, prima di conoscere tutti loro, il romanzo inizia a Berlino nel 1943. 
Qui c'è un bambino di nome Moses che osserva dalla finestra della cucina i "lupi" portare via i quadri di suo padre e la cui vita - e quella di coloro a cui tiene - cambierà per sempre quella notte. 
Ma anche in questa storia il quadro di Millais rappresenta qualcosa di importante - rappresenta un filo con il passato, rappresenta tutto ciò che resta di una famiglia. 

Le coincidenze della vita o il destino oppure la magia della Toscana li fanno ritrovare tutti al Bed & Breakfast Peonia, dove Moses è ospite da diverso tempo della proprietaria Clelia e di suo figlio Stefano e dove Bianca lavora. 
E ancora l'Ophelia di Millais rivestirà un ruolo fondamentale, fungendo da ponte tra le loro vite e il loro passato per costruire forse un futuro più bello. 

Moses e Sofia instaurano un rapporto bellissimo, fatto di comprensione reciproca per i rispettivi rimpianti e sensi di colpa e di amore per Elizabeth Siddal e la sua storia. 
Moses aspetta, sta aspettando di ricevere una visita perché manca solo un tassello per ricostruire le vite perdute in quella notte del 1943 - quella notte nella quale ha preso in qualche modo la vita di un altro. 
Sofia ancora non riesce a parlare della notte in cui tutto e cambiato tra lei e sua sorella Bianca, quest'ultima ancora ignara della versione reale degli avvenimenti - ma ci sta provando. Così come sta provando a smettere di scappare.

Bianca ha lasciato la casa di famiglia e non riesce più a tornare su quella spiaggia tanto amata una volta, ma ora così piena di ricordi e dolore. Lo shock di vedere Sofia dopo due anni porterà di nuovo a galla tutto quello che in realtà non ha mai dimenticato, ma sarà costretta ad affrontarlo una volta per tutte. 

È un romanzo delicato e scritto molto bene, con uno stile e un uso delle parole che danno ad ognuno dei personaggi una sua voce distintiva e riconoscibile: la saggezza di Moses, la generosità di Clelia, la paura di Sofia, l'insicurezza di Bianca, l'altezzosità di Lydia, la gelosia di Stefano, la tranquillità di Win, la dolcezza di Matt.

Ho amato Moses e nelle parti dedicate a lui e alla sua storia mi sono commossa più di una volta. L'amicizia e l'affetto con Sofia sono immediati, sprigionano un calore che aiuta entrambi ad accettare il passato e a muovere i primi passi verso il futuro - un futuro forse non più tanto lungo per Moses, ma ancora tutto da vivere per Sofia. Il loro rapporto è quello che mi ha emozionata di più, uniti dal fatto che entrambi hanno preso una vita che non era loro da prendere - chi per necessità e chi per scelta e le cui conseguenze sono ancora causa di tormento. 

Bianca è dipinta come bellissima, fragile ma anche più forte di quanto lei stessa creda. E soprattutto con una grandissima forza di perdonare. 

Lydia, devo ammetterlo, è il personaggio che mi è piaciuto meno - e anche quello che rimane più oscuro fino alla fine. 
Lydia è ambigua e imprevedibile, non si riesce mai a capire cosa provi davvero - sappiamo solo che non crede più nell'amore e che c'è sempre un po' di malizia in tutto quello che fa. Come dice Win a Sofia, Lydia ha tutta una vita di cui non parla. 
E proprio di quella vita io avrei voluto sapere di più, perché lascia a Londra una situazione un po' scomoda e non si sa poi come finisca. 

Resta comunque il fatto che questo romanzo mi è piaciuto molto. 
Delicato, curato nelle parti storiche e artistiche, descrittivo al punto giusto senza mai annoiare e deliziando il lettore con i colori e i profumi delle colline toscane al tramonto in una sera di quasi estate. 
Si parla di amore, tradimenti, fiducia, poesia, musica, sensi di colpa, rimpianti, speranza - in un gioco in cui la vita imita l'arte e poi prende una strada tutta sua. 


giovedì 27 aprile 2017

[Recensione] "31 Songs" di Nick Hornby

Nick Hornby mi ha fregata. Ancora. 
Com'è possibile che persino una sua opena di non-fiction mi faccia venire voglia di scrivere lodi su lodi nei confronti di quest'uomo? 

31 Songs - 31 Canzoni in italiano edito dalla Guanda - non doveva avere una recensione. Affatto. Doveva fare parte di BRT: Breve Riassunto della Trama - o, al massimo, della sua Special Edition
E invece no. Invece eccomi qui a scrivere una recensione vera e propria - che, vi avviso, potrebbe anche scendere nel personale. 


Titolo: 31 Songs
Autore: Nick Hornby
Data di uscita: 27 febbraio 2003
Pagine: 196 (copertina rigida)
Editore: Viking Books

Trama [tradotta da me]: Qui, Nick Hornby parla di 31 canzoni - la maggior parte di esse amate, alcune di loro amate una volta, tutte loro significative per lui. Comincia con
Your Love is the Place that I Come From dei Teenage Fanclub e finisce con Pissing in a River di Patti Smith, includendo svariati cantanti nel mentre come Van Morrison e Nelly Furtado e canzoni diverse come Thunder Road e Puff the Magic Dragon (reggae style). Parla, tra le altre cose, di assoli di chitarra, di cantanti con i denti che fischiano e del tipo di musica che senti all'interno di The Body Shop. 


Se siete qui da un po', sapete che amo Nick Hornby e che è uno dei miei scrittori preferiti. Nessuno al di sotto di uno dei miei scrittori preferiti riuscirebbe a farmi scrivere una recensione fangirlata su un saggio
E mi sono resa conto che può davvero scrivere qualsiasi cosa e che anche il suo libro che ho apprezzato meno, a pensarci adesso, alla fine per me è comunque un capolavoro. Ho odiato i personaggi di Juliet, Naked, ma mi rendo conto che sono proprio innamorata del suo modo di narrare una storia e che per quanto mi facciano arrabbiare - non solo Annie, Duncan e Tucker di Juliet, Naked ma anche David, Katie e GoodNews di How To Be Good - i suoi personaggi e le loro storie mi restano dentro in maniera indelebile. 
Ma consideratemi inattendibile adesso riguardo all'affermazione sopra perché ho ancora l'adrenalina a mille per le rievocazioni di High Fidelity che 31 Songs è riuscito a suscitare in me e questo mi rende cieca di fronte a quei difetti che, se andassi a rileggere ora la recensione, so di aver trovato in Juliet, Naked.

Questo saggio è stato scritto dopo i suoi primi tre romanzi: High Fidelity, About a Boy e How To Be Good
Se frequentate il mio blog da un po' di tempo, allora sapete anche che High Fidelity è stato il primo romanzo di Nick Hornby che ho letto ed è tuttora uno dei miei romanzi preferiti di tutti i tempi - uno dei romanzi della mia vita. 

Se mi sono innamorata di Rob Fleming non è stato solo perché sono egocentrica e ho rivisto in lui tantissimo di me stessa, ma anche perché io e lui condividevamo la stessa visione delle cose e le stesse opinioni sulla musica. 

Tutta la passione che nutre per la musica, Rob l'ha ereditata da Nick Hornby stesso. Infatti, in questo saggio, non solo High Fidelity e il suo protagonista vengono citati spesso ma vengono anche svelati retroscena di vita e persone reali che hanno ispirato Hornby e sono stati trasformati nel romanzo. 

Nick Hornby ama la musica e ammette che se solo avesse avuto il talento per crearla, avrebbe intrapreso quella di carriera invece di mettersi a scrivere - ma io ti dico grazie Nick per aver dato sfogo alla tua creatività scrivendo quei romanzi che tanto amo. 

Se sono stata in sintonia con Rob Fleming, ovviamente non potevo non esserlo anche con la sua versione originale in carne ed ossa e meno incasinata. 
Ho trovato in questo saggio - e nelle parole di Hornby - di nuovo tutti i miei pensieri e i miei sentimenti nei confronti della musica. A volte Hornby scende un po' troppo nell'ambito tecnico musicale, ma è comunque molto piacevole da leggere. 

Hornby parla delle canzoni che ama da anni, di quelle che ha amato una volta e di quelle che ha scoperto recentemente. Parla di come per lui sia più facile fare il nome di una canzone che gli piace che quello di una band oppure di un singolo cantante
E pensavo quindi a me, che ho le mie band preferite in assoluto, ma quante volte mi capita di innamorarmi di una singola canzone e sentire che basta così e che non ho bisogno di sapere altro? 

Hornby parla di come una canzone gli riporti alla memoria un singolo evento per associazione, ma parla anche di come certe canzoni perdano qualsiasi connotazione dolorosa quando continui ad ascoltarle per tutta la vita - tanto che diventano canzoni solo tue e basta, prive di qualsiasi ricordo legato ad esse. E questo era un discorso che avevo già fatto quando avevo parlato di High Fidelity sul mio blog personale all'epoca, quando avevo affermato che certe band o certe canzoni - anche se legate una volta a ricordi che avrei preferito dimenticare - ormai sono soltanto mie e nessuno potrà "contaminare" quello che sento nei loro confronti.  

Hornby parla di come alcune canzoni si adattino perfettamente a noi e alla nostra vita perché colpiscono qualcosa di particolare nella nostra anima, perché ci "parlano" e noi sappiamo essere speciali perché esprimono tutto quello che vorremmo dire noi a parole quando non siamo capaci di farlo. 

Hornby parla dell'essere degli snob musicali - e ammetto di esserlo stata anche io - e parla di come, diventando più grandi e maturando, si è capaci di allargare i propri orizzonti comprendendo anche generi che prima si evitava come la peste

Hornby parla delle differenze tra una canzone in versione originale e poi in versione acustica, come questa a volte cambi e a volte ne guadagni in qualità o meno - un discorso che poi avrebbe ripreso in futuro qualche anno dopo nel  romanzo Juliet, Naked insieme al concetto di "fandom". 

Hornby parla dell'orribile esperienza di non riuscire ad ascoltare più un pezzo che consideravi solamente tuo e che ora è diventato commerciale e udibile praticamente ovunque e del perché gli adolescenti ascoltino rap o heavy metal proprio perché, a differenza del pop, quel genere di musica gli adulti non si sognerebbero mai di farla sentire dentro uno Starbucks. E io ho ricordato il trauma di sentire un pezzo della magnifica colonna sonora di Inception (uno dei miei film preferiti) di Hans Zimmer come sottofondo per la pubblicità di Mistero - è stato qualche anno fa, ero fuori a cena e volevo lanciare il piatto della pizza contro la televisione. 

Nick Hornby sviscera il suo amore per la musica e parla di 31 canzoni non solo in relazione alla musica in se stessa, ma raccontando anche il periodo in cui le ha sentite la prima volta e l'età che aveva - condendo il tutto con storie personali e condividendo aneddoti su amici, su suo figlio e sul suo matrimonio perché alla fine è tutto collegato. 

Va da sé che, amando la musica e avendo amato High Fidelity, questo libro non poteva non piacermi - ma non credevo che ne sarebbe uscita una recensione. 
Ho trovato lo stesso Hornby che ho amato la prima volta, con le sue battute ironiche e sagaci e con una visione della musica che credevo condividere solo con Rob Fleming, ma che ora invece so essere dovuta al suo stesso creatore